La preghiera nell'Ebraismo, nel Cristianesimo, nell'Islam

UN ANNO… IN PREGHIERA

Il tema dell’anno è non solo un filo conduttore, per dare ordine e continuità alle iniziative che lo caratterizzeranno (incontri, ritiri, pubblicazioni ecc.). È soprattutto una grande occasione di riflessione e di meditazione sui contenuti della nostra fede e della fede di quanti, fratelli e sorelle di altre confessioni religiose, condividono l’avventura spirituale della ricerca interiore del volto di Dio.

La Finestra per il Medio Oriente – lo sappiamo – non è un circolo culturale o didattico, non è un’associazione benefica: è una realtà ecclesiale, nata nella diocesi di Roma a servizio della Chiesa tutta, che accomuna quanti hanno a cuore la comunione e l’unità della Chiesa stessa, il cammino delle comunità cristiane del Medio Oriente, il dialogo con gli Ebrei e i Musulmani, e che, mossi da questa passione, la esprimono nella loro preghiera.

Il tema dell’anno 2008 va dunque al cuore di quell’esperienza spirituale che portò Don Andrea Santoro ad aprire questa “finestra” nel 2000, con l’inizio della sua permanenza “orante” in Turchia.

Che cosa è preghiera? Molte sarebbero le definizioni, molte sono le esperienze spirituali di santi mistici e le meditazioni di autori contemporanei. Tra tutti, scegliamo Santa Teresa di Gesù (Manoscritti autobiografici, C 25r) :

«Per me la preghiera è uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia».

Fermiamoci su questa definizione:

La preghiera è «uno slancio del cuore»: la preghiera non è un insieme di formule pre-confezionate, né il frutto di uno sforzo cerebrale («i ragionamenti – ricorda Santa Teresa d’Avila nell’Autobiografia XV,6 – sono come grossi pezzi di legno messi senza discrezione sul focherello, così lo fan soffocare…»). Essa nasce quando il cuore si “slancia”, si liberano cioè i sentimenti che lo abitano («è il cuore che prega», ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica, 2562);

è «uno sguardo gettato verso il cielo», una relazione che si stabilisce con il «Padre nostro che è nei cieli», non una semplice auto-riflessione, un parlare o un pensare tra sé. Lo sguardo è il primo canale comunicativo con ciò che si pone al di fuori di noi;

è «un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia», l’espressione dell’aspirazione più profonda della persona, amare ed essere amato in pienezza e in ogni situazione dell’esistenza.

La nostra tradizione cattolica ci ricorda che la preghiera è elevatio mentis in Deum, petitio decentium a Deo, una relazione che porta la persona ad elevarsi verso Dio e a chiedere ciò che è “decente”, secondo quanto ricorda San Paolo nella Lettera ai Romani:

«Allo stesso modo, anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio».

Lo Spirito Santo ci suggerisce, «con insistenza» e «con gemiti inesprimibili», la necessità che i nostri desideri incontrino e si conformino ai «disegni di Dio» per noi, e che nel nostro cuore cresca il desiderio di accogliere ciò che il Padre vuole donare ai suoi figli: la pienezza della vita, della pace, dell’amore.

In questa ricerca del volto di Dio e della sua volontà ci sentiamo profondamente accomunati con quanti, per vie diverse, portano nel cuore la “nostalgia” della stessa mèta:

«Aiutatevi con la pazienza e la preghiera, che son cose gravose, ma non per gli umili i quali credono che incontreranno un giorno il loro Signore e che a lui ritorneranno» (Sura 2, la vacca 45-46)

«Benedici, Padre nostro, noi tutti insieme, con la luce del tuo volto, per­ché con la luce del tuo volto hai dato a noi, Signore, la legge di vita, amore, grazia, carità, benedizione, e misericordia e vita e pace. Ti piaccia di benedirci e di benedire tutto il tuo popolo Israele, sempre. Benedetto tu, Signore che benedici il tuo popolo Israele nella pace» (Dalla Tefilla’)

Scorrendo i giorni e le feste del 2008, continuiamo a lodare, ringraziare e benedire Dio, a presentare a Lui il nostro grido, anche quando è di sofferenza o di rabbia, ma soprattutto a fare nostra la preghiera dei discepoli di Gesù, i quali, interrogandosi sulla sua preghiera, un giorno esclamarono: «Signore, insegnaci a pregare!», sentendosi poi rispondere: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione… quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» (Luca 11,1-4.13).

Buon anno!

 

IL PERDONO

nell'Ebraismo, nel Cristianesimo, nell'Islam

Perdono: una parola che ci interroga profondamente, un dono che tutti vorremmo ricevere, un gesto che molto spesso, troppo spesso, è difficile offrire, un dono che il Signore ci ha offerto e che noi – ebrei, cristiani e musulmani – credenti in un Dio compassionevole, misericordioso e grande nell’amore, dovremmo vivere con grande umiltà.

In occasione del suo ultimo rientro in Italia, al termine delle tre serate consuete di formazione, don Andrea Santoro ci aveva invitati a riflettere sul tema da trattare nel nuovo calendario; gli era stato chiesto cosa ne pensasse del tema del perdono. A lui piacque moltissimo e purtroppo la sua uccisione lo ha reso di una attualità ed opportunità sconcertanti.

Proprio la sua mamma, con uno spirito evangelico altissimo lo ha messo in pratica. In quei giorni tremendi, dopo l’accaduto, diceva parlando a suo figlio che non c’era più: “Figlio stai tranquillo io l’ho perdonato”. Nel suo cuore, oltre alla perdita di suo figlio, c’era e c’è un’altra pena, quella per la mamma dell’uccisore. “Io piango mio figlio, lei piange per un figlio che si è armato per uccidere, ma io lo perdono perchè anche lui è figlio dell’unico Dio che è Amore”.

080859